La transizione imposta dal Regolamento UE 2025/1988
Obblighi, scadenze e gestione della sostituzione PFAS
L’entrata in vigore del Regolamento (UE) 2025/1988 segna un momento di svolta per il settore della protezione antincendio industriale:
l’uso delle schiume contenenti PFAS (per- e polifluoroalchiliche) verrà progressivamente vietato, imponendo a tutti gli operatori del settore una transizione obbligatoria verso alternative fluorine-free (FFF).
Non si tratta solo di una scadenza normativa, ma di un processo tecnico che richiede:
- analisi ingegneristiche accurate,
- adeguamenti impiantistici specifici,
- una gestione rigorosa della fase di dismissione.
Le schiume FFF, infatti, non sono sostituibili “a parità di condizioni”, e l’esperienza dimostra che un approccio superficiale può compromettere l’efficacia reale dell’impianto.
Le aziende devono quindi:
- verificare l’idoneità dei nuovi agenti schiumogeni rispetto al proprio impianto,
- valutare compatibilità e performance in base alle condizioni operative reali (temperature, pressioni, portate),
- effettuare test e collaudi funzionali, come richiesto anche dalle normative tecniche e assicurative.
In questo contesto, la viscosità diventa una delle variabili più critiche da tenere sotto controllo, come vedremo nella prossima sezione.
Perché il passaggio alle schiume FFF non è solo un cambio di prodotto
Molte aziende, di fronte all’obbligo di sostituire le schiume contenenti PFAS, tendono inizialmente a considerare la transizione come una semplice operazione di approvvigionamento alternativo:
“Sostituiamo il prodotto in magazzino con uno compatibile.”
In realtà, questa visione è tecnicamente sbagliata e potenzialmente pericolosa.
Le nuove schiume FFF (Fluorine-Free Foams) sono chimicamente e fisicamente diverse dalle schiume AFFF o AR-AFFF a base di PFAS.
In particolare, si distinguono per:
- una viscosità nettamente superiore,
- un comportamento pseudoplastico,
- una maggiore sensibilità alle basse temperature.
Queste caratteristiche influenzano direttamente:
- la capacità del sistema di miscelare correttamente la schiuma con l’acqua (proportioning),
- la fluidità nei circuiti di aspirazione,
- la risposta dell’impianto in condizioni reali, ad esempio durante un incendio invernale o con basse portate iniziali.
In altre parole:
sostituire una schiuma PFAS con una FFF senza rivedere l’impianto equivale a installare un componente non compatibile.
Questo approccio può portare a sotto-dosaggi, perdite di pressione, instabilità del sistema, fino al mancato spegnimento dell’incendio, pur avendo sulla carta un impianto “a norma”. Da qui nasce l’esigenza di approfondire le differenze fluidodinamiche tra PFAS e FFF, con particolare attenzione alla viscosità e ai suoi effetti tecnici reali.
È ciò che tratteremo nella prossima sezione.
Le differenze fluidodinamiche tra schiume PFAS e FFF
Le differenze tra le schiume antincendio fluorurate (PFAS) e le nuove schiume fluorine-free (FFF) non si limitano alla composizione chimica.
Al contrario, è sul piano fluidodinamico che emergono le criticità più significative per chi si occupa di progettazione, adeguamento o manutenzione di impianti antincendio.
Viscosità più elevata e comportamento pseudoplastico
Una delle caratteristiche distintive delle schiume FFF è l’aumento della viscosità rispetto alle controparti PFAS come AFFF e AR-AFFF.
Mentre queste ultime si comportano come fluidi newtoniani, le FFF sono tipicamente fluidi pseudoplastici.
Cosa significa in pratica?
- I fluidi newtoniani hanno una viscosità costante, indipendentemente dalla velocità o turbolenza con cui scorrono.
- I fluidi pseudoplastici (come le FFF), invece, modificano la propria viscosità in funzione della velocità di scorrimento (shear rate) e del grado di turbolenza.
In condizioni di flusso lento o poco turbolento – come nelle fasi iniziali di un’emergenza – la schiuma FFF può risultare molto più viscosa, rendendo difficile la corretta aspirazione e miscelazione.
Questo comportamento influenza:
- la scelta delle pompe di dosaggio,
- la progettazione delle tubazioni di aspirazione,
- la stabilità del rapporto di miscelazione nelle fasi di avviamento e nei regimi discontinui.
In impianti progettati per schiume a bassa viscosità, l’adozione di una FFF senza adeguamenti compromette la performance operativa.
Effetti della temperatura sul rendimento delle nuove schiume
Un’altra variabile chiave è la temperatura. Le schiume FFF sono molto più sensibili alle condizioni ambientali, soprattutto al freddo.
A basse temperature:
- la viscosità aumenta sensibilmente,
- il comportamento pseudoplastico diventa più accentuato,
- le linee di aspirazione possono bloccarsi o rallentare il flusso.
In ambienti industriali con serbatoi esterni, locali non riscaldati o climi rigidi, questo può portare a:
- errori di dosaggio,
- tempi di risposta più lenti,
- rischio di inefficacia durante le fasi critiche di un intervento.
Per questo motivo, la curva viscosimetrica della schiuma scelta deve essere valutata alla temperatura minima prevista nel sito di installazione, non solo in condizioni di laboratorio.
Gli effetti della viscosità sul funzionamento degli impianti
La viscosità elevata delle nuove schiume FFF ha ripercussioni dirette sull’efficienza e affidabilità degli impianti antincendio, specialmente quelli progettati in passato per schiume a bassa viscosità come AFFF.
Si tratta di impatti non sempre evidenti, ma che in condizioni operative reali possono compromettere l’intero intervento antincendio.
Dosaggio instabile e rischio di sotto-dosaggio
Uno degli aspetti più critici è il dosaggio della schiuma.
I sistemi antincendio devono miscelare la schiuma concentrata con l’acqua in percentuali molto precise (es. 3% o 6%).
Le schiume FFF, a causa della loro viscosità e comportamento pseudoplastico, possono causare:
- sotto-dosaggi, con schiuma insufficiente rispetto al necessario,
- instabilità del rapporto di miscelazione in presenza di variazioni di portata,
- malfunzionamenti a basso flusso, tipici delle fasi iniziali di un’emergenza.
Esempio reale:
Un impianto progettato per dosare al 3% potrebbe, in presenza di aria intrappolata o viscosità anomale, lavorare in realtà al 2,7%, compromettendo l’efficacia dell’estinzione.
Perdite di carico: quando le tubazioni diventano colli di bottiglia
Le schiume più viscose scorrono con maggiore difficoltà, generando perdite di carico più elevate lungo le tubazioni.
In particolare, diventano critici:
- tubazioni sottodimensionate,
- curve strette,
- valvole non a passaggio pieno,
- raccordi ridotti,
- uscite IBC troppo piccole (es. 2”), anche se le linee a valle sono da 4”.
Il risultato è una difficoltà di aspirazione della schiuma, con conseguente caduta di pressione e possibile interruzione del dosaggio.
Aria intrappolata e rischio invisibile di inefficienza
Le schiume FFF, essendo più viscose, hanno anche una maggiore tendenza a intrappolare aria durante travasi, movimentazione o riempimento serbatoi.
Questa aria:
- non viene espulsa facilmente,
- non attiva allarmi o segnalazioni,
- altera il volume effettivo di schiuma pompato.
Conseguenza: una schiuma dosata al 3%, ma contenente 10% di aria intrappolata, equivale in realtà a un dosaggio effettivo del 2,7%.
Un rischio “invisibile” che può fare la differenza tra spegnere un incendio o no.
Per affrontare questi effetti critici, è necessario comprendere quali tecnologie di dosaggio funzionano davvero con le nuove schiume FFF.
È ciò che vedremo nella prossima sezione.
Sistemi di proporzionamento: quali funzionano davvero con schiume FFF
La scelta del sistema di miscelazione (proporzionamento) è determinante per garantire l’efficacia reale di un impianto che utilizza schiume FFF ad alta viscosità.
Non tutti i sistemi attualmente in uso sono adatti a gestire le caratteristiche fisiche di questi nuovi agenti estinguenti, e la transizione richiede una valutazione tecnica puntuale caso per caso.
Limiti dei venturi e adattamenti dei bladder tank
Sistemi a venturi
I proporzionatori a venturi sfruttano la depressione creata dal flusso d’acqua per aspirare la schiuma.
Con le FFF, questo sistema risulta altamente inefficiente, per due motivi principali:
- la suzione generata non è sufficiente a superare la resistenza di una schiuma ad alta viscosità;
- la perdita di carico nel sistema aumenta drasticamente, soprattutto in presenza di tubazioni strette o curve.
In molti casi, l’aspirazione semplicemente non avviene, oppure il dosaggio risulta troppo basso per essere efficace.
Bladder tank
I bladder tank (serbatoi a membrana) possono continuare a funzionare con FFF, ma richiedono:
- una verifica accurata della linea tra il serbatoio e il proporzionatore;
- la rimozione di colli di bottiglia (curve, valvole ridotte);
- in alcuni casi, la sostituzione delle tubazioni con diametri maggiorati.
Anche qui, una semplice sostituzione del prodotto non è sufficiente: occorrono interventi progettuali e test specifici per garantire l’efficacia.
Vantaggi delle pompe volumetriche: ingranaggi vs pistoni
I sistemi con pompe volumetriche rappresentano oggi la soluzione più affidabile per gestire schiume FFF. Ne esistono due principali tipologie:
Pompe a ingranaggi
- Buone prestazioni con liquidi viscosi.
- Maggiore rischio di perdite di schiuma concentrate a basse portate se aumenta la contropressione nel sistema.
- Necessitano di calibrazione precisa e linee maggiorate per evitare instabilità.
Pompe a pistoni
- Progettate specificamente per fluidi pseudoplastici.
- Zero perdite anche a basse portate.
- Maggiore affidabilità in condizioni variabili (pressione, temperatura, portata).
- Prestazioni elevate anche in impianti soggetti a stress ambientali.
Risultato:
I sistemi con pompa a pistoni sono i più indicati per garantire proporzionamento preciso e costante con schiume FFF, anche in contesti complessi.
Il ruolo dei test a basse temperature e condizioni reali
Indipendentemente dalla tecnologia scelta, i test pratici rappresentano l’unico modo per verificare l’efficacia reale del sistema dopo la transizione PFAS → FFF.
I test devono includere:
- condizioni di minima e massima portata,
- simulazioni con contropressione,
- verifiche a basse temperature (tipiche di serbatoi esterni o ambienti non riscaldati),
- rilevazione del dosaggio reale e confronto con quello teorico.
Solo un sistema testato in queste condizioni può essere considerato realmente conforme e sicuro.
Linee guida per una transizione tecnica sicura e conforme
La sostituzione delle schiume contenenti PFAS non può essere affrontata come un semplice cambio di prodotto a magazzino.
È un vero e proprio progetto ingegneristico che richiede analisi, modifiche impiantistiche e test funzionali, al fine di garantire continuità operativa, sicurezza reale e conformità normativa.
Ecco un metodo strutturato in 4 fasi operative, emerso dai documenti tecnici e dall’esperienza sul campo.
Mappatura dell’impianto e identificazione dei colli di bottiglia
Il primo passo è un’analisi tecnica dettagliata dell’impianto esistente, che comprenda:
- tracciatura completa delle tubazioni (diametri, curve, lunghezze, raccordi),
- valvole, serbatoi, pompe e loro configurazioni,
- misurazione dei valori reali di pressione e portata,
- individuazione dei punti critici (es. curve strette, valvole ridotte, uscite IBC da 2″).
Obiettivo: identificare tutti gli elementi che possono ostacolare il corretto funzionamento con schiume più viscose.
Compatibilità tra schiuma e sistema: cosa analizzare
Dopo aver scelto una schiuma FFF, è fondamentale verificare la compatibilità tra le sue proprietà fisiche (viscosità, comportamento pseudoplastico, sensibilità termica) e le caratteristiche dell’impianto.
Le valutazioni da fare includono:
- confronto con la curva viscosimetrica del sistema di miscelazione,
- compatibilità con le portate e pressioni previste,
- verifica delle temperature minime operative nei serbatoi e nelle tubazioni,
- eventuale necessità di ricalibrazione degli strumenti di dosaggio.
Il dimensionamento “sulla carta” non è sufficiente: serve una verifica concreta della funzionalità.
Adeguamenti, bonifica e collaudo finale: le 4 fasi operative
Quando emergono incompatibilità, si procede con gli adeguamenti tecnici, che possono includere:
- Aumento dei diametri delle linee di aspirazione.
- Rimozione delle restrizioni (valvole a passaggio ridotto, curve strette).
- Sostituzione o modifica del sistema di miscelazione (es. passaggio a pompe volumetriche).
- Bonifica dell’impianto da residui di schiuma PFAS per evitare contaminazioni.
Dopo gli interventi, si passa al collaudo operativo, che deve prevedere:
- test a portata minima e massima,
- simulazioni in condizioni critiche (es. inverno, contropressione),
- verifica della stabilità del dosaggio nel tempo.
Solo un impianto testato e verificato in questo modo può considerarsi pienamente conforme alla normativa e funzionale all’uso reale.
Una transizione ben gestita è un investimento nella continuità operativa, nella sicurezza del sito e nella fiducia degli enti di controllo e delle assicurazioni.

FireDos GEN III: una tecnologia progettata per le schiume ad alta viscosità
La transizione dalle schiume PFAS alle FFF pone problemi concreti e tecnici che molti sistemi esistenti non sono in grado di risolvere senza adeguamenti importanti.
Ma esistono soluzioni nate già ottimizzate per gestire le nuove condizioni operative, tra cui spicca il sistema FireDos GEN III, sviluppato appositamente per garantire proporzionamento preciso anche con schiume ad alta viscosità.
Come funziona il sistema: pistone, ritorno schiuma e precisione
FireDos GEN III è un proporzionatore azionato da motore idraulico ad acqua, dotato di pompa a pistoni volumetrici progettata in-house per:
- gestire sia schiume a bassa che ad alta viscosità (newtoniane e pseudoplastiche),
- mantenere accuratezza costante nel dosaggio, anche con portate variabili,
- evitare qualsiasi perdita di schiuma concentrata, anche a basse pressioni o contropressioni elevate.
Inoltre, integra un circuito di ritorno della schiuma al serbatoio, che permette:
- test di proporzionamento senza generare premiscelati o schiuma vera (eco-friendly),
- calibrazione sicura, veloce e documentabile in qualsiasi condizione operativa.
Questo aspetto è fondamentale in contesti industriali dove l’impatto ambientale, la conformità normativa e l’efficienza operativa sono criteri imprescindibili.
Vantaggi concreti nei contesti industriali con schiume FFF
L’adozione di FireDos GEN III consente di superare tutti i principali limiti evidenziati nel passaggio a schiume FFF, tra cui:
- resistenza all’aria intrappolata: il sistema mantiene l’efficienza anche in presenza di microbolle nel concentrato;
- insensibilità a variazioni di temperatura: grazie alla pompa a pistoni, la viscosità variabile non compromette il dosaggio;
- compatibilità con ampia gamma di viscosità, anche in caso di future evoluzioni delle formulazioni FFF;
adattabilità a impianti nuovi o da riqualificare, senza necessità di sistemi elettronici complessi o fonti energetiche esterne.
Test ambientali e adattabilità multi-viscosità: perché è la scelta ideale
FireDos ha sviluppato GEN III proprio pensando a un mercato in transizione, sottoponendo il sistema a test reali in condizioni estreme:
- basse temperature,
- pressioni instabili,
- cicli di portata intermittenti.
I risultati hanno dimostrato un’elevata affidabilità e una ripetibilità del dosaggio anche con schiume altamente pseudoplastiche.
In un mercato dove nessuna schiuma FFF è ancora lo “standard definitivo”, FireDos GEN III rappresenta una soluzione flessibile e pronta al futuro.
In conclusione, mentre la normativa impone una transizione rapida e strutturale, FireDos GEN III si propone come una tecnologia sicura, collaudata e adatta alle nuove sfide, capace di trasformare l’obbligo normativo in un’opportunità di aggiornamento e miglioramento dell’impianto antincendio.
Vuoi approfondire il funzionamento del sistema FireDos GEN III?
Il sistema FireDos GEN III è stato progettato per garantire precisione e affidabilità nel dosaggio delle schiume ad alta viscosità, anche in condizioni operative estreme.
Se desideri conoscere nel dettaglio come funziona, quali sono i suoi componenti tecnici, e perché è la soluzione più adatta alla transizione PFAS → FFF, abbiamo preparato una pagina dedicata:
Scopri tutte le funzionalità del sistema FireDos GEN III
